• Gabriele Palazzolo

Intervista a Lorenzo Tombari - Digital Success

Digital Success è la Rubrica di approfondimento nelle vite, storie e Successi di Professionisti e Imprenditori, che si sono contraddistinti nel panorama italiano e non solo!

Non le solite interviste! In Digital Success approfondiremo la Persona dietro al Professionista / Imprenditore, con domande riguardanti la loro esperienza di vita e lavorativa, pensieri, punti di vista e obiettivi futuri. Meno tecnica e più dietro le quinte di persone di Successo.


Lorenzo Tombari è una persona piacevolissima, un grande Professionista e insieme ai suoi Soci in Loop stanno ottenendo risultati fantastici con i loro clienti e ad oggi sono una delle Agenzie più conosciute e stimate nel mercato Italiano. Lorenzo ha umiltà da vendere, è tra i Professionisti più apprezzati e sta contribuendo attivamente a formare tanti aspiranti Marketer con contenuti davvero di altissimo valore!

GP: Iniziamo con il presentarti ai lettori, chi è Lorenzo Tombari?

LT: Ciao Gabriele e grazie mille per questa bella opportunità! Lorenzo è un giovane uomo di 32 anni che, dopo gli studi classici, una laurea in filosofia e dopo aver iniziato a giocare con Facebook nel 2011, ha assecondato la propria passione per il digital scegliendo di fare il Master in Brand Communication al Politecnico di Milano.

Da lì è iniziato il suo percorso professionale che, dopo qualche anno di agenzia, lo ha portato a diventare un consulente di strategia e marketing digitale. (Quanto è strano parlare di sé in terza persona?!).

Oggi sono Managing Partner e Head of Strategy di Loop srl, azienda liquida e full remote la cui missione è quella di migliorare le performance online dei propri clienti grazie all’advertising.

GP: Cosa significa dirigere un'azienda nel 2021? Che responsabilità e abilità comporta.

LT: Per me, oggi come oggi in Italia, significa fare una scelta. Una scelta abbastanza coraggiosa di cui vado/andiamo estremamente fieri.

Significa infatti scegliere, non senza difficoltà, di provare a costruire una realtà virtuosa in un paese che soffre di un grave vizio ideologico secondo cui non è possibile portare valore, generare profitto ed essere onesti allo stesso tempo.

Significa scegliere, come diceva Guccini, di non “andare chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe,” ossia di rispettare volontariamente un regime fiscale tutt’altro che vantaggioso per sradicare l’idea che da questo paese si possa solo fuggire.

Significa credere fermamente che l’impegno, la passione e la dedizione possano essere contagiosi anche per altre persone.

E solo riuscire bene in tutto questo richiede una grande assunzione di responsabilità e delle abilità imprenditoriali, di visione e umane non da poco.

GP: Cosa fa un "Digital Strategist"?

LT: Un Digital Strategist fa (o per lo meno dovrebbe fare) tantissime cose. Ma per non annoiare i lettori con dettagli tecnici e operativi mi limiterò a descriverlo con una similitudine a mio parere molto calzante.

Per come la vedo io, un Digital Strategist è come un direttore di orchestra. Deve infatti conoscere molto bene le potenzialità acustiche di ogni strumento musicale (i diversi canali), deve capire, in base alle attese (le necessità) della platea (il cliente), come far lavorare in sinergia i diversi strumenti al fine di creare una sinfonia (la strategia) armoniosa e deve anche essere in grado di guidare in maniera magistrale i diversi musicisti (il suo team di specialist) per fare in modo di raggiungere la standing ovation finale (gli obiettivi prefissati).

GP: Come hai iniziato il tuo percorso Professionale? Quali sono state le motivazioni e/o abilità che ti hanno spinto e dato la forza per raggiungere obiettivi così grandi?

LT: Come avete letto, il mio percorso di studi (liceo classico + laurea in filosofia) è piuttosto atipico per chi fa questo mestiere. Tuttavia, sebbene mi piacessero molto la letteratura e la filosofia (e mi piacciano ancora molto!), durante i miei primi anni di università ho iniziato a “giocare” con Facebook.

Ad inizio 2011 infatti, quando Facebook era un far west e la reach organica non era solo un lontano ricordo, ho fatto crescere, insieme a degli amici, una pagina dedicata al mondo del motocross che in poco tempo ha raggiunto poco meno di un 1 milione di followers da tutto il globo.

Allora ho capito due cose molto importanti: che quel gioco mi piaceva e, soprattutto, che quel gioco avrebbe aperto di lì a breve delle opportunità professionali straordinarie. E, fortunatamente, non mi sbagliavo.

Così ho continuato a giocare, ho iniziato a studiare i meandri della piattaforma per comprenderne senso e dinamiche, ho iniziato a promuovere i primi post e ad appassionarmi di marketing e advertising.

GP: Di cosa vai più fiero?

LT: La cosa di cui vado più fiero è stata la scelta che ho preso a fine 2018 nonostante la maggior parte delle persone (ma non la mia famiglia!) me la sconsigliasse: lasciare l’agenzia in cui lavoravo da 3 anni (in cui mi trovavo molto bene) e un buon contratto a tempo indeterminato perché sentivo che quello non era il mio posto e che nel mercato del lavoro digitale c’erano da cogliere grandissime opportunità.

GP: Cos'è per te Loop?


LT: Per me Loop, come recita il nostro Manifesto, è una palestra di miglioramento personale.

È una realtà in cui si crede che lavorare possa essere un piacere e non un obbligo, che mette le persone al centro (davvero), che insegue l’eccellenza.

È una realtà in cui il profitto è solo una conseguenza dell'eccellenza, una realtà che fa della meritocrazia il suo principio fondante e della soddisfazione personale ed economica dei collaboratori una condizione sine qua non.

È una realtà in cui non esistono gerarchie se non formali, in cui ciò che vince sono le buone idee, da ovunque esse arrivino, una realtà in cui comanda la cooperazione e non la competizione.

GP: Qual è la sfida più grande che affronti ogni giorno? Lavorativamente parlando.

LT: La sfida più grande che affronto ogni giorno, onestamente, è quella di cercare di ritagliarmi del tempo per me, per le mie passioni e per le persone che voglio avere vicino nella mia vita.

Perché quando ami così tanto il tuo lavoro il rischio è quello di trascurare altri aspetti della vita altrettanto (se non più) importanti, come la famiglia, gli amici, gli affetti e, soprattutto, te stesso.

E questo mi spaventa molto, perché mi rendo conto sia facile. Non sono un fan delle mitomanie di Gary Vee e non vorrei mai un giorno fermarmi, non sapere chi sono oltre la mia veste professionale e rendermi conto di aver perso degli aspetti della vita che non potrò più recuperare.

Il lavoro è sicuramente uno dei modi in cui si realizza un essere umano, ma non può essere l’unico.
lorenzo tombari al marketers world

GP: Progetti Futuri?


LT: I miei progetti futuri sono quelli di portare avanti con la stessa passione Loop insieme ai miei soci. Vogliamo farla crescere, prosperare e vogliamo fare in modo che possa essere per noi e per tutte le persone che ci lavorano un motivo di orgoglio.

In più, ho sicuramente in progetto di costruire una famiglia insieme alla mia Ada.

GP: Il tuo lavoro può essere fatto in qualunque parte del mondo, hai intenzione di spostarti in futuro?

LT: Come si può intuire dalle mie risposte precedenti, no. Almeno per il futuro prossimo.

Al momento infatti voglio “riuscire a farcela” in Italia, aiutare questo “maledetto assurdo bel paese” a rialzare la testa, fare in modo che le generazioni future non debbano sorbirsi il pregiudizio dell’italiano incivile, evasore fiscale, furbo e mafioso.

Poi che tutto ciò sarà intervallato da (speriamo) frequenti viaggi all’estero è fuori discussione!

GP: Qual è stato il tuo più grande fallimento lavorativo?

LT: Sembrerò poco umile o bugiardo, ma fino ad ora fortunatamente non ho avuto grandi fallimenti lavorativi. Certo questo non vuol dire che vada sempre tutto bene, anzi. Gli errori si fanno quasi quotidianamente e i problemi sono all’ordine del giorno. Ma cerco sempre di mettere la mia etica professionale davanti a tutto, così che qualsiasi errore possa prenderlo con la leggerezza di chi sa di aver provato a fare la cosa giusta.

GP: Qual è il tuo più grande Pregio e Difetto?

LT: Qui mi metti in difficoltà, preferirei li dicessero gli altri.

Anyway, credo che un mio grande pregio sia la pazienza (solo sul lavoro eh) e l’umanità. Mi viene spesso riconosciuto dalle persone e questo mi riempie di orgoglio.

Un mio grande difetto, su cui sto lavorando, è quello di non essere altrettanto paziente nella vita di tutti i giorni :)

GP: Dove ti vedi tra 10 anni ?

LT: Tra dieci anni mi vedo in Loop, in Italia, magari in una città di mare, non troppo lontano dalla mia famiglia e insieme alla mia Ada e ai miei figli.

Qualcuno penserà: “boring”. Eppure io credo che oggi come oggi, in questo mondo di spacconi anti-conformisti, non ci sia nulla di più originale della normalità.

GP: Cosa fa Lorenzo nel week end?

LT: Lorenzo nel weekend cerca di stare meno tempo possibile al computer in modo da non ritrovarsi single il lunedì seguente :D

A parte gli scherzi, cerco davvero di lavorare il meno possibile e di dedicarmi a quelli aspetti della vita da non trascurare di cui parlavo prima: me stesso, famiglia, amici, anima.

Se vogliamo scendere più nel concreto, tendo ad essere un edonista nei weekend e ad abbandonarmi il più possibile ai piaceri (un giro in barca o una grigliata con gli amici, un bell’aperitivo in riva al fiume, un libro appassionante, una bella cena fuori ecc. ecc.).

GP: Se dovessi dare un consiglio ad un ragazzo under 20, cosa gli diresti?

LT: Premesso che non mi sento nella posizione di dare consigli, considerando che fino a qualche anno fa anche io saltavo ancora i fossi per lungo, gli direi di non credere a tutto quello che sente, di non farsi deprimere dai soliti luoghi comuni sul futuro dei giovani in Italia, di trovare qualcosa in cui ha talento (ricordandosi sempre che talento è diverso da passione) e di buttarcisi a capofitto, perché in un paese come l’Italia dove la mediocrità è il metro comune eccellere può essere molto semplice e divertente.

GP: Per farsi assumere nella tua Azienda, che caratteristiche dovrebbe avere il candidato?

LT: Per lavorare in Loop non conta chi sei, quanti anni hai, da dove vieni, di che colore hai la pelle, qual è il tuo orientamento sessuale o se hai una laurea.

Per lavorare con noi quello che conta è che tu sia una persona curiosa e affamata, non per forza già ultra competente, che tu sia una persona che se vuole una cosa se la va a prendere, non che aspetta che cada dal cielo. Per lavorare in Loop devi essere una persona che ha la voglia di migliorare quotidianamente e che non ha timore di mostrare quanto vale.

GP: Quali sono secondo te le Skill può richieste nel tuo mercato attuale?

LT: Qualsiasi professione digitale è oggi come oggi estremamente richiesta, particolarmente in Italia. Questo in quanto la domanda di professionisti del digitale è molto più grande di quanto sia l’offerta. Quindi, a mio parere, non ci sono skill più o meno richieste. Allo stesso tempo però per lavorare con successo in questo mercato non è sufficiente avere un’unica hard skill (quelle soft servono sempre e ovunque). È invece necessario sviluppare le famose competenze T-shaped: una competenza verticale molto precisa e approfondita, e delle conoscenze/competenze trasversali di base estremamente solide.

GP: Su cosa dovrebbe investire oggi un giovane per farsi trovare pronto nei prossimi anni?

LT: Esclusivamente su se stesso e la propria formazione.


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